Collegiata di Santa Maria Maggiore

Il visitatore che si addentri nel tessuto urbano della Rabatana si imbatterà nell’edificio di maggiore rilevanza e dignità architettonica e pittorica, la Collegiata di Santa Maria Maggiore.
Si ipotizza che la sua prima costruzione possa risalire al X sec., ad opera dei monaci Basiliani, su un preesistente luogo di culto dedicato alla Maddalena, identificato da alcuni nella odierna cripta. La Chiesa della Rabatana venne eretta a dignità di Collegiata con bolla del Pontefice Paolo III nel 1546, quale risarcimento per la mancata elezione a Cattedrale. Nella stessa occasione storica la Chiesa mutò anche il suo nome: da Santa Maria dell’Icona a Santa Maria Maggiore.

E’ una chiesa a tre navate, con coro piatto ed un ipogeo semi-rupestre (la cripta) che si estende per tutta l’ampiezza del presbiterio. L’edificio mostra caratteri di forte irregolarità, in parte dovuta alla particolare orografia del suolo, in parte alle varie manomissioni subìte nel corso dei secoli, soprattutto nel XVIII secolo e nel corso del Novecento, quando fu rimaneggiata più volte ed in maniera consistente.
All’interno l’edificio si presenta con un gusto tendente al rococò, le pareti decorate con riquadri e cornici ovali in stucco, in gran parte restaurati tra ‘800 e ‘900. Nel suo insieme, la chiesa mostra nel corpo delle navate e nella struttura delle cappelle una fase Cinquecentesca, attestata anche dalle decorazioni del portale e dagli affreschi della cripta. Al Cinquecento risalgono anche le due acquasantiere, la prima a destra dell’ingresso principale (1593), mentre la seconda è posta sul muro all’ingresso della cripta, sostenuta da una mano (1518). L’altare maggiore presenta un bel paliotto in scagliola, attribuito al lagonegrese Gaetano Vita, attivo nella prima metà del 1700.
Di una tarda fase settecentesca sono testimonianza gli affreschi della controfacciata con gli evangelisti Luca e Marco, ai lati del finestrone centrale, la Strage di Sennacheib e la Cacciata dei Mercanti dal Tempio, sulla parete di fondo della navata laterale di destra. Gli affreschi sono di autore ignoto, mentre le pitture del coro, risalenti al ‘900, sono firmate da Cosimo Sanpietro.

A sinistra dell’ingresso si può osservare la fonte battesimale, con vasca in pietra lavorata e cupola tronco- piramidale in legno, del XVI-XVII secolo.
Testimonianza di una fase tardo-medievale sono sicuramente il pregevole Crocifisso risalente al periodo tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, nonché il Trittico raffigurante la Madonna in trono col Bambino, risalente al 1340 circa, attribuito al Maestro di Offida.

La cripta della chiesa risalirebbe ad un periodo compreso tra il VII e l’VIII secolo d.C.; un tempo vi si trovavano due altari, dedicati alla Vergine dell’Icona ed a Maria Maddalena.

Questo ambiente ipogeo, stravolto nel corso dei secoli, presenta un vano, un tempo cappella funeraria della famiglia De Giorgiis, interamente affrescato. Il ciclo pittorico, eseguito in un periodo che va dal 1547 al 1550 ed attribuito alla bottega di Giovanni Todisco, seguace di Simone da Firenze, fu realizzato per commemorare la prematura morte di due membri della famiglia; dedicato alla Vergine, trae ispirazione dai Vangeli Apocrifi e dalla cosiddetta “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze. Nella stessa cappella è presente un sarcofago in pietra di manifattura cinquecentesca, con lo stemma di San Giorgio, appartenuto dapprima alla famiglia De Giorgiis, successivamente ai Doria.

All’interno del vano Comunicante con la cappella funeraria, infine, si può ammirare il Presepe in pietra, composto da trentacinque figure, realizzato da Altobello Persio e Sannazzaro Panza d’Alessano nel 1534.

Il Trittico

La presenza di questo prezioso e venerato trittico ha sempre distinto la Collegiata di S. Maria Maggiore, designata ancora oggi dai devoti come Chiesa “dell’Icona”.

L’altarolo è una tempera su tavola in legno di noce (80×100 cm), che raffigura al centro la Vergine col Bambino fra angeli, mentre ai lati, sugli sportelli, sono impaginate le storie del Battista e della Maddalena.
La struttura iconografica del manufatto è ordinata secondo un percorso di ascesi mistica, dal basso verso l’alto. Per la Maddalena (sportello destro): Cena in casa del fariseo, la Maddalena orante nel deserto, Assunzione della Maddalena; per il Battista: (sportello sinistro): la Visitazione, la natività di Giovanni, il Battesimo di Cristo.
Il Trittico risale al 1340 ca. ed è attribuito al Maestro di Offida, tale Luca D’Atri, seguace della cultura pittorica riminese di ascendenza giottesca. Il Maestro si formò proprio sulla cultura Giottesco-Masiana del Maestro delle Tempere Francescane.

La committenza dell’opera è certamente Francescana: il Battista e la Maddalena sono Santi di elezione tra i frati Minori, i quali, inoltre, attribuivano ampio risalto al culto Mariano. Ulteriore indizio di questo legame è poi il fatto che in quegli anni a reggere la Diocesi di Anglona vi fosse Filippo, uno dei primi Francescani in assoluto ad essere nominato Vescovo.
Il prezioso Trittico venne esposto a Roma nel 2009, presso il Complesso del Vittoriano, nella mostra “Giotto e il Trecento”.

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